Nel corso viene insegnato l’indirizzo psicoterapeutico cognitivo e cognitivo comportamentale iniziato da Ellis (1962) e Beck (1964) e poi sviluppato da vari autori (Barlow et al., 1989; DeRubeis et al., 2005; Elhers e Clark, 2000; Evans et al., 1992; Fairburn et al., 1991; Heimberg et al., 1992; Liotti, 1994; Mancini e Gangemi, 2003; Robinson, Barman e Neimyer, 1990; Sassaroli, Gallucci, Ruggiero, 2008; Semerari, 2000; Shea et al., 1992).

La terapia cognitivo-comportamentale assume che i pensieri consapevoli delle persone influenzino la sofferenza emotiva e il disadattamento (Ellis, 1962; Beck, 1964). Ad esempio, nel caso dell’ansia, Beck, Emery e Greenberg (1984) ipotizzano ad esempio che la sofferenza emotiva ansiosa dipenda da pensieri che sopravvalutano i segnali di pericolo e sottovalutano la propria capacità di fronteggiarlo. La terapia cognitivo comportamentale, nella sua forma tradizionale, cerca di modificare questi pensieri e di migliorare le emozioni di ansia e i comportamenti di fuga.

La terapia cognitivo-comportamentale è stata la terapia che più di ogni altra è stata sottoposta a studi che ne hanno empiricamente e rigorosamente confermato l’efficacia, su diverse forme di sofferenza mentale. Per quanto riguarda i disturbi di Asse I del DSM-IV, un rapido elenco comprende: il disturbo da attacchi di panico (Barlow et al., 1989; Klosko et al., 1990), la fobia sociale (Heimberg et al., 1992), la depressione (Dobson, 1989; Nietzel, Russel, Hemmings e Gretter, 1987; Robinson, Barman e Neimyer, 1990; DeRubeis et al., 2005) e le ricadute della depressione (Evans et al., 1992; Shea et al., 1992), il disturbo post traumatico da stress (Blanchard et al., 2004; Elhers e Clark, 2000), i disturbi alimentari (Fairburn et al., 1991; Mitchell et al., 1990).

Infine, per quanto riguarda i disturbi di II Asse, una variante di terapia cognitiva-comportamentale specifica per il trattamento del disturbo borderline di personalità, la cosiddetta DBT (dialectical behavioral therapy) riduce i comportamenti parasuicidari (Linehan, Armstrong, Suarez, Allmon e Heard, 1991; Bohus et al., 2004). Una seconda variante della terapia cognitiva comportamentale, dal nome “Schema Therapy, di Jeffrey Young, ha dimostrato la sua efficacia con i disturbi borderline di personalità. (Giesen-Bloo et al. 2006)

Come già accennato, la psicoterapia cognitiva è una terapia la cui efficacia è empiricamente fondata. Per questo la ricerca è importante ed è una garanzia della qualità della formazione didattica offerta. I docenti di Studi Cognitivi oltre all’attività  didattica svolgono anche lavoro clinico e ricerca empirica. L’obiettivo finale di Studi Cognitivi è che la didattica sia in continua interazione con l’esperienza clinica e con la verifica empirica.